Anno 2 Numero 60 Mercoledì 28.05.03 ore 23.45

 

Direttore Responsabile Guido Donati

 

DONNE DISCRIMINATE ANCHE IN OSPEDALE

Uno studio condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’Università di Firenze su 4499 pazienti ricoverati per ictus in ospedali di 7 paesi europei, tra cui l’Italia, ha messo in evidenza una forte discriminazione nei confronti del sesso femminile: esami come TAC, Doppler, ecocardiogramma e angiografia vengono effettuati in percentuali decisamente inferiori sulle donne 

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Le donne subiscono discriminazioni persino quando vengono ricoverate per gravi motivi di salute in ospedale. A denunciare questo diverso trattamento è una ricerca europea, pubblicata sul numero di maggio di Stroke, Organo Ufficiale dell’American Heart Association, che ha coinvolto 4499 pazienti ospedalizzati per primo ictus - 2239 maschi e 2260 femmine – ricoverati in 22 ospedali di 7 paesi europei: Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Ungheria, Spagna e Portogallo. “Il nostro lavoro – spiegano Antonio Di Carlo e Marzia Baldereschi, dell’istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa (sezione di Firenze), che hanno coordinato la parte italiana assieme a Domenico Inzitari e Maria Lamassa dell’Università di Firenze e Charles Wolfe della Guy's, King’s and St Thomas' School of Medicine, di Londra – ha preso in esame un campione di donne più anziane degli uomini e con maggiori problemi di ipertensione arteriosa e di fibrillazione atriale. Per di più, venivano ricoverate in ospedale in condizioni cliniche più gravi dei pazienti maschi, e con più elevate percentuali di coma o di problemi quali paralisi, disturbi del linguaggio, difficoltà di deglutizione ed incontinenza urinaria”. Situazioni notevolmente più delicate rispetto ai maschi. Eppure esami come la TAC (85,7% negli uomini e 77,1% nelle donne), il Doppler dei vasi del collo (44% negli uomini e 32,8% nelle donne), l’ecocardiogramma (30,5% negli uomini e 22,8% nelle donne) e l’angiografia (9,5% negli uomini e 5,5% nelle donne) sono stati effettuati in percentuali significativamente inferiori nelle donne. Come conseguenza, il tipo di ictus è rimasto non classificabile nel 22,7% degli uomini e nel 31,2% delle donne; inoltre, interventi di chirurgia carotidea sono stati effettuati nell’1,5% dei pazienti maschi e solo nello 0,3% delle donne. La ricerca ha messo anche in evidenza che a 3 mesi di distanza dall’ictus, le donne decedute erano il 30,9% contro il 26,1% degli uomini e, sempre dopo 3 mesi, le donne risultavano soggette a rischio handicap di quasi il 50% in più rispetto ai pazienti maschi. “E ‘chiaro – sottolinea Antonio Di Carlo – che in Europa il sesso del paziente è un importante fattore che sembra condizionare sia l’uso delle risorse diagnostiche che l’esecuzione di alcuni interventi terapeutici. Una situazione assurda e inspiegabile, che sembra attribuibile ad una maggiore fragilità delle donne, ricollegabile non solo a fattori di tipo strettamente medico ma anche sociale: la presenza contemporanea di più condizioni morbose, i disturbi cognitivi, la mancanza del coniuge o di familiari con funzioni di “caregiver”. 

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