Anno 2 Numero 70 suppl.

 

Direttore Responsabile Guido Donati

 

RAPPORTO DI AMNESTY SUL MESSICO: LE AUTORITÀ DEVONO PORRE FINE A DIECI ANNI DI INTOLLERABILI CRIMINI NEI CONFRONTI DELLE DONNE


www.amnesty.it

Roma,11 agosto 2003 - Non essere riusciti a fermare dieci anni di sequestri e omicidi di donne nello Stato di Chihuahua fa dubitare della capacità del governo messicano di tradurre in realtà la sua retorica sui diritti umani. Lo ha dichiarato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi a Città del Messico.

Nella sua prima visita in Messico, durante la quale incontrerà il presidente Fox e alcuni suoi ministri, leader politici e rappresentanti della società civile, Irene Khan intende sollecitare un’azione più efficace da parte delle autorità federali per indagare sulla brutale serie di violenze contro le donne a Ciudad Juárez e Chihuahua e assicurare alla giustizia i responsabili.

“Il totale fallimento delle autorità nell’affrontare questa situazione equivale a tollerarla”, ha denunciato Irene Khan al termine di una visita a Ciudad Juárez, dove ha incontrato diverse madri di donne scomparse e assassinate.

Secondo dati ufficiali, sono 70 le donne di Ciudad Juárez e Chihuahua di cui si è persa ogni traccia. Altre fonti parlano di oltre 400 donne scomparse dal 1983. Le loro famiglie temono il peggio, dato l’allarmante numero di donne scomparse e poi trovate morte giorni, o anche anni, dopo il loro rapimento.

Le indagini di Amnesty International hanno accertato che negli ultimi dieci anni sono state assassinate circa 370 donne, almeno 137 delle quali avevano subito violenza sessuale prima di morire. Altri 75 corpi non sono stati ancora identificati e si ritiene che alcuni di essi possano appartenere a donne scomparse: una eventualità, questa, che la grave inadeguatezza delle autopsie non ha reso possibile confermare.

Molte vittime erano state sequestrate, tenute in prigionia per diversi giorni e sottoposte a umiliazioni, torture e sevizie sessuali della peggior specie prima di essere uccise, nella maggior parte dei casi per asfissia da strangolamento o a causa delle percosse subite. I loro corpi erano stati rinvenuti in mezzo ai rifiuti o in zone inabitate nei pressi di Ciudad Juárez.

In molti casi, le donne scomparse o assassinate erano impiegate nelle fabbriche di assemblaggio note come maquilladoras. Gli anonimi assalitori hanno preso di mira anche cameriere, studentesse o lavoratrici del settore dell’economia informale. In sintesi, donne prive di qualunque potere all’interno della società, alcune delle quali con figli a carico e comunque di origine sociale modesta. Le loro morti non hanno un prezzo politico per le autorità locali.

“Per molte delle donne che emigrano in cerca di lavoro a Ciudad Juárez e a Chihuahua, il sistema di violenza in cui si sono imbattute ha trasformato il loro sogno di nuove opportunità in un incubo” – ha dichiarato Irene Khan. “È una vergogna che, quando questo fenomeno è iniziato, le autorità abbiano mostrato aperta discriminazione verso queste donne e le loro famiglie. In più di una occasione, la colpa del sequestro o dell’assassinio è stata addossata alle stesse vittime: vestivano in modo sconveniente o lavoravano di notte nei bar”. 

In un rapporto diffuso oggi e intitolato Messico, crimini intollerabili: dieci anni di sequestri e omicidi a Ciudad Juárez e Chihuahua, Amnesty International punta il dito contro “un decennio di mancata azione da parte delle autorità competenti, dovuta a indifferenza, assenza di volontà, negligenza o incapacità”. Il rapporto denuncia ingiustificabili ritardi nell’avvio delle ricerche delle donne sequestrate, la mancata presa in considerazione di prove cruciali e testimonianze oculari, la costruzione di prove false e l’uso della tortura nei confronti di presunti colpevoli. E ancora, l’inadeguatezza delle autopsie e la comunicazione di informazioni contraddittorie e rivelatesi non corrette alle famiglie delle vittime.

Le autorità dello Stato di Chihuahua sostengono che la maggior parte dei casi di omicidio sono stati “risolti” e che sono state incriminate 79 persone. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, giustizia non è stata fatta. La qualità delle indagini e l’uso della tortura nei confronti delle persone sospettate di aver preso parte agli omicidi fa dubitare sulla correttezza delle procedure seguite dagli inquirenti. In ogni caso, anno dopo anno, questi crimini continuano.

“I casi di Ciudad Juárez e Chihuahua sono un sintomo dei fallimenti dell’amministrazione della giustizia a livello nazionale” – ha sottolineato Irene Khan. “Il presidente Fox e il suo governo si sono impegnati a promuovere la protezione dei diritti umani a tutti i livelli. I casi delle donne sequestrate e assassinate minano per molti aspetti la credibilità di queste affermazioni”. 

Ulteriori informazioni
I primi casi di sequestri e omicidi seriali a Ciudad Juárez risalgono a dieci anni fa. Situata nel deserto al confine con gli Stati Uniti, Ciudad Juárez è ora la più popolata città dello Stato di Chihuahua. La sua posizione l’ha trasformata in terreno fertile per il traffico di stupefacenti e altre attività della criminalità organizzata: ciò ha dato vita ad alti livelli di delinquenza e di insicurezza pubblica. La creazione delle maquilladoras, la cui convenienza economica deriva in gran parte dall’impiego di manodopera locale con paghe assai basse, ha attratto grandi masse di lavoratori provenienti dagli altri Stati messicani. In molti casi si tratta di donne che vivono e lavorano nella precarietà e pertanto sottoposte a un rischio ancora maggiore di subire violenza. 


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