Anno 2 Numero 67 Mercoledì 16.07.03 ore 23.45

 

Direttore Responsabile Guido Donati

 

Non tutti i raggi vengono per nuocere: tanti i benefici ma protetti da quelli nocivi

www.ospedalebambinogesu.it

Sotto il “solleone”, con la maggior esposizione della pelle ai raggi solari, ritornano anche le consuete raccomandazioni degli esperti sulla necessità di protezione dalle radiazioni ultraviolette. In realtà gli effetti che il sole produce sull’organismo umano non sono sempre e soltanto negativi, anzi: i raggi infrarossi contribuiscono al riscaldamento del corpo, i raggi ultravioletti contribuiscono alla produzione della vitamina D, che ha un’azione antirachitica, ed in generale l’esposizione al sole ha effetti antidepressivi ed aiuta a combattere alcune dermatosi, come la psoriasi, la dermatite atopica, la vitiligine. 

Tuttavia rimanere al sole troppo a lungo, oltre a determinare un invecchiamento della pelle, provoca anche conseguenze dannose, come l’eritema solare, e potrebbe persino essere causa dell’insorgenza di tumori della pelle. Perciò, allo scopo di prevenire gli effetti negativi determinati dalla esposizione prolungata e reiterata agli ultravioletti A e B, durante i periodi di soggiorno al mare e in montagna è bene proteggere la pelle, in modo particolare quella di tutti i bambini che sono da considerare a maggior rischio di tumore per una ridotta capacità di difesa verso i raggi UV (albinismo, xero-dermapigmentoso), quanti sono affetti da fotodermatiti o da patologia sistemica associata a fotosensibilità, o ancora nei confronti dei piccoli sottoposti a terapia sistemica fotosensibilizzante. Accanto alla fotoprotezione naturale, costituita dalla carnagione e dall’abbronzatura, esistono schermi fisici e schermi chimici (spesso associati per garantire una protezione più ampia contro lo spettro delle radiazioni UV), nonché dei fotoprotettori sistemici. 

Ė molto importante che i bambini siano fotoprotetti, dal momento che la quantità di melanina prodotta è minima nelle prime fasi della vita per poi aumentare progressivamente con lo sviluppo. Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’intensa esposizione al sole in giovane età, cioè al di sotto dei quindici anni, esercita effetti assai più nocivi ai fini del rischio di tumori della pelle: si ritiene infatti che tale rischio sarebbe in gran parte determinato dal modo in cui l’individuo è stato protetto dalle radiazioni UV nei primi anni di vita, mentre cambiamenti comportamentali successivi avrebbero una minor capacità di prevenire questi tumori. Le mamme devono perciò prestare attenzione alla scelta dell’antisolare, che deve avere un ampio spettro di assorbimento e coprire tanto la banda dei raggi UVA che degli UVB, preferendo i prodotti con fattore di protezione più alto, resistenti all’acqua, al sudore e la persistenza del prodotto: anche in questi casi lo schermo va comunque applicato ripetutamente. 

Oggi sono a disposizione non soltanto creme, ma anche spray, gel, latti solari e perciò è più facile scegliere una formulazione ben tollerata dal bambino, onde evitare il suo rifiuto. Le regole da seguire per ottenere la “tintarella”, evitando gli effetti nocivi, sono riassunte dai dermatologi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in poche essenziali raccomandazioni: rinunciare all’abbronzatura se la carnagione è troppo delicata (normalmente nei soggetti con i capelli rossi); iniziare con un’esposizione moderata da incrementare progressivamente di quindici, trenta minuti al giorno, evitando di restare al sole tra le ore 11,30 e 15,30; applicare ripetutamente le creme protettive (ogni 2 ore circa e dopo ogni bagno), a partire da fattori di protezione elevati da abbassare solo quando si è sviluppata una abbronzatura sufficiente; non utilizzare prodotti potenzialmente fotosensibilizzanti come farmaci, cosmetici, profumi.

Inizio pagina | Home | Archivio  Motori di Ricerca Links  mail

Autorizzazione del Tribunale di Roma n 524/2001 del 4/12/2001 Agenzia di Stampa a periodicità Settimanale