Hai mai notato la forma delle mele?
fumetti e illustrazioni di Mabel Morri
Galleria Comunale Antiche Mura
Via F.lli Rosselli, Monfalcone (Gorizia)
18 marzo - 30 marzo 2006
orario
tutti i giorni dalle ore 16.00 alle 20.00
domenica anche dalle ore 10.30 alle 13.00
ingresso libero.
a cura di
Roberto Franco, Fabio Doria, Mauro
Paronitti per “ARTeFUMETTO”
Inaugurazione
sabato 18 marzo 2006 alle ore 18.00
Sarà presente l’autrice
Mabel Morri è nata a Rimini, dove tuttora risiede e lavora.
Si è diplomata al liceo artistico e alla Scuola del fumetto
di Milano.
Nel '99 ha fondato con gli amici del corso la casa editrice
indipendente Studio Monkey, con cui ha pubblicato la fanzine: Hai mai notato
la forma delle mele?, che ottiene un significativo successo a livello
nazionale.
Si è iscritta alla facoltà di psicologia di Urbino.
Ha collaborato come illustratrice per Piemme Edizioni
e con il quotidiano locale La Voce di Rimini.
Ha pubblicato sulle riviste Fandango, Happy Boys,
Scuola di Fumetto, My Way, Criade, sull'antologia I
racconti di fine millennio edita da Guaraldi e sul sito Web e ora anche
antologia a fumetti Self Comics.
Ha inoltre pubblicato nel 2004 l'antologia a fumetti Vite
comuni per il Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona.
Nel 2002 ha vinto il premio “Scenario” al Festival di
Fumetti di Lucerna, in Svizzera, per la migliore sceneggiatura, con la
storia "22 e 37".
Nel 2004, vince il premio “Micheluzzi - Nuove Strade”,
assegnato al Festival Napoli Comicon e consegnatole da Milo Manara e
Vittorio Giardino.
Attualmente sta illustrando il racconto "Francis
degli Specchi", sceneggiato da Lorenza Ghinelli.
In
mostra:
L’Associazione
culturale ARTeFUMETTO allestisce presso la Sala Comunale “Antiche Mura” di
Monfalcone una mostra incentrata sul fumetto italiano d’autore (ideale
proseguimento della collaborazione intercorsa nel recente passato con il Comune
di Monfalcone) nell’obiettivo di proporre alla comunità il lavoro di
disegnatori di rilievo nel panorama artistico nazionale e internazionale.
Se
le precedenti esposizioni (si veda CURRICULUM allegato) hanno guardato al
lavoro di maestri del fumetto e dell’illustrazione, si vuole ora cogliere
l’occasione per finalizzare la propria attenzione sul lavoro di giovani
fumettisti già riconosciuti come talenti a livello nazionale.
Nello
specifico l’iniziativa vuole omaggiare il lavoro di una giovane artista
riminese, MABEL MORRI, come premio per il ruolo significativo che la sua
opera sta assumendo nel settore.
La
mostra si inquadra come esposizione personale dell’artista incentrata sui suoi
lavori a fumetti pubblicati o in corso di pubblicazione, oltre a illustrazioni
apparse nel campo dell’editoria per ragazzi.
La
mostra prevede l’esposizione di due/tre storie brevi complete, già pubblicate
su riviste e/o volumi collettivi e antologici e di illustrazioni perlopiù
inedite o realizzate apposta dall’artista per questo allestimento. Le tematiche
narrative trattate sono quelle dei rapporti interpersonali tra giovani,
ambientate in contesti quotidiani, riconoscibili. Il divertimento, i
sentimenti, gli affetti di una generazione (quella odierna) vengono riletti e
raccontati con uno sguardo partecipativo e spesso irrisolto, senza giudizi né
pregiudizi.
A
margine, nell’occasione dell’inaugurazione, si intende far leggere
pubblicamente all’artista alcuni suoi racconti che puntualizzano ed esaltano le
tematiche affrontate con i disegni.
Le
illustrazioni sono spaccati sintetici, icone che traducono nell’immagine unica
contemporaneamente gesti banali e sensazioni profonde, umane e quindi comuni a
tutti noi.
I
lavori consistono in tavole originali a fumetti (disegni sequenziali in bianco
e nero, china e pennarello su carta e cartoncino di vario formato) e
illustrazioni sempre in bianco e nero di formato vario.
Verranno
inoltre esposti i volumi pubblicati dall’autrice, i suoi disegni preparatori a
matita e/o penna, alfine di consentire una comprensione delle varie fasi del lavoro
di costruzione delle storie a fumetti.
All’inaugurazione
sarà presente l’autrice.
ARTeFUMETTO
lavora, alfine di promuovere l’arte sequenziale, confortata dal successo delle
precedenti esperienze espositive e dell’attenzione che giovani e meno giovani
hanno dimostrato per il medium fumetto in genere.
In
tal senso si vuole raggiungere un pubblico variegato con particolare attenzione
ai giovani dai 15 ai 30 anni di età, nell’obiettivo comunque di consentire ai
cittadini di Monfalcone, ma anche della Venezia Giulia in genere, un’occasione
di incontro e di spunto per la promozione di altre iniziative di settore.
ARTeFUMETTO non pone confini tra arti cosiddette “maggiori” e “minori”,
rimettendo alla sensibilità specifica di ognuno un confronto propositivo con
esperienze artistiche molteplici.
Finora su questo sito abbiamo ospitato autori famosi, editori,
collezionisti, curatori di siti web... eppure il fumetto non si limita solo a
queste figure: esiste un fumetto, fatto spesso di sudore e di conti a fine
mese, fatto e prodotto dagli stessi autori, distribuiti spesso per posta, o
alle fiere. Autori promettenti che per farsi notare, o anche solamente per
poter fare quello che sentono, autoproducono le loro opere. Molti hanno
iniziato così, altri ne seguiranno, noi in questa occasione abbiamo come
"ospite" virtuale Mabel Morri, giovane autrice riminense, ed alla sua
opera prima, Hai mai notato la forma delle mele?, quadro intimistico e
sfacciatamente aperto della stessa autrice, dei suoi pensieri e dei suoi
sentimenti.
Questa intervista condotta per email ha dovuto sfidare computer guasti e caffé
lavorativi, ed ho preferito per questo conservare alcune brevi parti delle
lettere di questa interessante intervista.
Mabel Morri, chi è, cosa fa, cosa pensa...
Sono nata a Rimini, dove tuttora vivo. Ho frequentato il liceo
artistico privato della città e poi mi sono iscritta alla "Scuola del
fumetto" di Milano, dove nel '99 ho fondato con amici del corso la casa
editrice indipendente "Studio Monkey". Ho iniziato a pubblicare da
subito, tanto che non avevo nemmeno terminato i corsi, presso la PIEMME ed.
illustrando due libri. E poi, non mi sono più fermata. Pubblicazioni saltuarie
ovunque mi hanno permesso di migliorare il tratto e osservare le cose da
sistemare dopola stampa. Ho pubblicato per Davide Toffolo, nel suo
"Fandango" (n.5, mi sembra di ricordare), e ho collaborato con un
quotidiano locale, "La Voce di Rimini", dove pubblicavo
settimanalmente storie di otto tavole. L'esperienza è durata un anno, poi ho
continuato con loro per iniziative, secondo me,bellissime: illustrare racconti
di autori anche famosi, o perlomeno,conosciuti in ambito editoriale o da
appassionati e fervidi lettori di libri(come me, anche se credo che un
Pallavicini, o un Drago, o un Voltolini se non sono famosi, comunque sono
rispettabilissimi nell'ambiente letterario).Ci sono stati due inserti di questa
iniziativa, uno invernale che ha portato alla pubblicazione di una carina
antologia edita da Guaraldi ed. di
Rimini con il titolo "I racconti di fine millennio", ed uno estivo,
con autori meno quotati ma comunque bravi. Quell'anno avrò realizzato almeno un
centinaio di illustrazioni...
Successivamente, inizio a 'mettere insieme' il primo numero della mia fanzine. Intanto
mi iscrivo alla facoltà di psicologia di Urbino, dove ancora adesso nuoto nei
fin troppo dispersivi mari degli appelli e delle sessioni. Nel 2002, vinco il
premio Scenario al festival di fumetti di Lucerna in Svizzera per la migliore
sceneggiatura.
In due anni di "Hai mai notato la forma delle mele?"
arrivo a pubblicare almeno 400 copie, e tutte vendute. Adesso, nel settembre
2003, riprenderò a disegnare, sperando di far uscire per questo dicembre almeno
due albetti nuovi, che però non avranno più il titolo dei quattro precedenti,
che considero una serie apprezzabile, ma per la quale penso sia il momento di
chiudere.
...cosa pensa...
Penso talmente tante di quelle cose che potrei persino risultare
antipatica,specie dopo una stagione al bar che mi ha fatto venire il sangue
amaro e dove la mia misantropia cronica sta visibilmente peggiorando. no be'...
penso che ci sia qualcosa di buono e di bello in ogni essere vivente e non che
esista sulla faccia della terra, e penso che ci sia ogni giorno della vita un
cielo chiaro e terso nel quale perdersi e dirsi che la vita è bella, deve
essere bella, perchè perdiamo sempre qualcosa di noi ogniminuto che viviamo,
cambiamo costantemente, e deve rimanere quel qualcosa che ci ricordi
ineluttabilmente chi siamo e cosa dobbiamo fare per essere felici.
E penso che sto facendo tardi al lavoro...intanto ti spedisco
questo, domani continuo. Ciao
[...]
Come hai iniziato a fare fumetti, cosa ti ha spinto?
Da che ho memoria, ho sempre disegnato. quando si ha quattro anni è
ciò che si fa più spesso. Il mio unico guaio (?), o fortuna che sia, è che io
ho continuato, specializzandomi. Sai, è qualcosa che ho sempre fatto, forse
sono nata così, non so, ma so che fa parte di me. E l'accetto e la coltivo.
Disegnare per me, è un po' come respirare. E' vitale. E se smettessi, non credo
che la mia vita mi parrebbe meno banale e/o mediocre come quella di tante
persone che servo al bar ogni giorno. E poi, sai, sono nata negli incredibili
anni '70, a cavallo degli '80 e dell'invasione dei primi cartoni animati
giapponesi, dove tra un Goldrake e un Mazinga e battaglie intergalattiche,
c'era una patina di sentimentalismo mica da ridere. I buoni sentimenti
fioccavano da ogni parte, e né Candy né Lady Oscar mi hanno aiutata a crescere
non credendo nel bene e nei giusti. E poi è arrivato Mitsuru Adachi che
ha cambiato completamente la mia vita, o forse ha messo in mostra ciò che già
esisteva e che era sopito e che, a mo' di 'goccia che fa traboccare il vaso',
doveva esplodere. Ho iniziato così, scopiazzando altri stili, ma cercandone fin
dagli antipodi uno mio, e soprattutto, cercando di raccontare, raccontare la
vita. Perché è l'unica cosa che possiamo oggettivamente osservare: le
esperienze, gli incontri, le casualità, la nostra vita insomma. Ed io crescevo,
e a tredici anni le ragazze cambiano, per forza di cose, ed io notavo su di me
e sugli altri queste radicali trasformazioni, e mi accorgevo che avevo tante
cose da dire, tante cose meravigliose da raccontare. E da lì, ho continuato.
Fino ad adesso. e scopro che ho ancora tante cose da dire e da raccontare.
Perché si cresce continuamente ed il passato offre spunti inattesi, come il
futuro.
Come nascono le tue storie?
Forse, inavvertitamente, ti ho già risposto sopra. Però, be',
nascono più o meno così, dall'osservare costantemente la vita.
E' chiaro nel tuo fumetto l'intento di narrare i pensieri, le emozioni,
prima ancora che le azioni,gli eventi. Ed ancora prima che narrare, comunicare.
Quanto di te metti nelle tue opere?
Effettivamente, parto sempre da impercettibili e a volte
paradossali avvenimenti della mia vita reale, ma li esaspero a tal punto che
non assomigliano nemmeno lontanamente a ciò che vivo davvero. E sai cosa ho
notato ascoltando persone che, in sincerità, mi esprimevano il loro giudizio?
Che non sono tanto le situazioni simili e reali ad accomunare quello che scrivo
con quello che queste persone vivono o hanno vissuto, non è tanto l'analogia
delle esperienze, ma quella sottile e quasi impercettibile linea della
profondità del cuore. In molti me l'hanno detto: sfioro le corde del cuore,
accedo non volendo in quella parte che ognuno di noi possiede e che è solo
nostra, e segretamente intima, inaccessibile. Il che, quando me l'hanno detto,
mi ha anche un po' spaventata, ma anche lusingata. Molto lusingata. Una volta,
mi hanno anche detto, riguardo ad un'analogia di situazioni, che si fa fatica
ad accettare da se stessi certe risposte a determinate domande, e poi arrivo io
con le mie storie, che faccio aprire loro gli occhi. Ti dirò, alle volte, è
quasi imbarazzante... però tutto sommato, ci si rende conto di non essere soli.
Ognuno di noi 'vive', ma non si riesce a dire "anch'io...".
Fumetto o narrativa, l'importante è esprimere quanto hai da dire, ed
infatti nei tuoi albi racconto classico e vignette si alternano. Non c'è
differenza per te tra i due modi di comunicare?
Personalmente no. Ho avuto un'educazione classica, ho sempre letto
tantissimo, intendo non tanto fumetti quanto romanzi e in poche parole quei
pochi anni di liceo classico hanno lasciato il segno (poi sono passata
all'artistico perché capisci anche tu che in un ambiente così austero e rigido
come il classico non erano tanto plausibili disegnini sui bordi dei dizionari
di greco e latino...). E poi sono un'appassionata di arte, e studiando
costantemente quadri, pittori, metodi di pittura, e amando certe correnti
artistiche dove realismo, dinamicità, teatralità dei gesti, molteplici
significati in un'unica immagine, mi si è radicata questa visione di unità.
Hai mai notato la forma delle mele sembra quasi un diario
personale, una specie di "blog" cartaceo, come evidenzia la curiosa
esposizione della tua "collezione" di scontrini e ricordi. Quasi un
mettersi a nudo davanti agli altri... E' così che vivi fare fumetti, o almeno
questo fumetto?
A dire il vero, credo sia nato così. Non proprio volendolo, ma ha
questa forma, può sembrarlo, sì. Ne parlavo l'altro giorno con Edo Gabriellini,
l'attore feticcio di Virzì, il quale trovava carina questa visione. Però, per
quel che mi chiedi tu, la 'storia' degli scontrini è nata dalla voglia di
mostrare che forse il mondo è piccolo, o che, semplicemente, la vita è legata
anche ai luoghi che si frequentano o che non si frequenteranno mai più, cosa
che li rende ulteriormente speciali. Mi sono arrivate mail deliziose...qualcuno
mi ha risposto "...anch'io". Non è grandioso? E comunque, tutto il
terzo numero è nato stranamente, volevo che fosse strano.
Gli ambienti e i personaggi sono tutti vicini ad una quotidianità
che avvicina il lettore alle storie, i toni sono spesso lievi e lenti, come le
giornate in cui ci si può fermare a pensare. Questa è la dimensione del tuo
stile di raccontare, ti interessa il reale ed il presente, o hai in mente anche
storie di altro genere, storie fantastiche o d'azione?
Sì. a me piace raccontare il reale ed il presente. Ed è quello che
mi piacerebbe continuare a fare. E sì, per quanto lontano dai miei canoni, non
mi dispiacerebbe disegnare anche storie diverse, più fantastiche che d'azione a
dire il vero. Ne avevo anche scritta una... tanto tempo fa, ma perdo subito
interesse per queste storie. Fondamentalmente, mi annoiano.
L'amore è al centro dei tuoi racconti, l'amore disperato, o l'amore
trovato... un argomento di cui non si finirebbe mai di parlare, che popola
canzoni, film, libri... Esiste per te un unico modo di amare? Come cerchi di
strutturare i tuoi personaggi, come crei le loro personalità ed il loro modo di
amare?
Non credo in un unico modo di amare, credo piuttosto in un'unica
idea di amore. Trovo che esistano tanti modi di amare, tuttavia io ho la mia
precisa idea. Credo che ci sia un unico amore che esiste per ognuno. Bisogna
avere "solo" la fortuna di incontrarlo. Cosa non tanto facile, direi.
Per quello che provo adesso, credo di averlo incontrato, tanto da poter
affermare che se terminava un amore come quello, l'amore non poteva durare per
sempre, non era eterno. Un colpo basso per la mia idea di amore, direi una
evidente frattura nel muro delle mie convinzioni, o ideali che siano, dipende
da come li si chiama...e cerco di osservare, studiare, le persone che incontro,
che vedo (tanto che trovo il mio lavoro al bar non solo un lavoro socialmente
utile, ma anche un'incredibile ed inesauribile "mercato di pesce"...),
il loro modo di comportarsi, leggo e guardo film, e creo i miei personaggi da
tutte queste cose, anche se, alle volte, mi bastano le emozioni che mi fa
provare una canzone per creare un personaggio.
Domanda da curioso: hanno un significato i diversi colori degli
albi?
Sì. Ho scelto i colori sulla base di ciò che gli albetti
raccontavano, una sorta di "colonna sonora" o per lo meno visiva.
Sai, racconto storie che possono sembrare leggere, che alle volte mi danno
l'idea di un respiro, e volevo che ogni albetto avesse un proprio significato,
un proprio 'insieme' evidenziato dal colore.
ops...è tardissimo...devo lasciarti.
cerco di terminare in settimana.
salutoni.
[...]
Allora, dov'eravamo? sì, il resto
Aggiungo al volo una domanda: puoi allora spiegarci il significato
di ogni colore?
A dire il vero, non è che ogni colore ha un suo particolare
significato. Non credo nemmeno di essere in grado di saperlo spiegare a parole.
So solo che nella mia testa, quando mettevo insieme gli albetti, li immaginavo
con questi colori. Sapevo che il numero uno, sia per la "novità" del
prodotto (o forse semplicemente, una "novità" nella mia vita), sia
per i contenuti, nella mia testa doveva avere il colore di quello che si
immagina essere colorato il cielo, come se ci si fermasse un attimo a
respirare, ma un respiro simile ad una boccata d'aria, di quelle che ti danno
la voglia di "continuare". E così via, gli altri. Il secondo, mi
piaceva rosa, il terzo, indipendentemente dai contenuti mi ero imposta fosse
viola, il quarto invece è stato puramente casuale. Ti posso dire piuttosto sul
perché di bagni di colore tenui, molto chiari, in questo sì c'è una ragione. e
cioè: avevo provato a fare alcune fotocopie di mie tavole su fogli colorati, e
provando più colorazioni mi sono accorta che su quelli tenui, alle volte, il
disegno riusciva addirittura a risaltare, mentre si perdeva completamente su
toni forti. E quindi, non potendomi permettere, ancora, lavori di tipografia di
un certo livello, la scelta è stata quasi obbligatoria.
Come hai fatto a far conoscere i tuoi albi? Che successo hanno
avuto le tue storie?
Attraverso la casa editrice, ho avuto la possibilità di pubblicità
su internet, e poi nell'ambiente c'è stato un passaparola generale, tante copie
regalate, naturalmente, e poi la mia presenza e scelta oculata di a chi darli e
a quali librerie provare a venderli. per il resto, credo... bravura? o quel
certo talento che in molti mi hanno attribuito? Non so...
So che ultimamente si cerca ovunque qualcuno da portare in auge,
solo perché molti dell'ambiente non sanno più da che parte voltarsi per vendere
due copie in più, tanto da riesumare persino me che sono più o meno dentro da
otto anni.Lo trovo vile, spregevole pure, ma se funziona così... se ci si vuole
"abbassare" a stare sotto padrone, suppongo sia l'unica alternativa.
Io ho scelto l'autoproduzione anche per questo. Totale libertà su tutta la
linea. Meglio di così! ehm... alcune storie hanno avuto più successo di altre,
poi chiaramente dipende molto dal gusto personale. La storia dalle 16,04
alle 16,15 la testa di seba... è piaciuta a Laura Scarpa tanto da
pubblicarmela sul n.8 della sua rivista Scuola di fumetto, così in una
recensione su Fumo di china n.107 hanno lodato Odori dell'amore...
presente nel terzo numero. Chi per "deformazione professionale", chi
per gusto proprio hanno dato il loro giudizio. Anche se a me, interessa
maggiormente quello di persone che conosco. Forse perchè, in un certo senso,
loro sono il 'vero' pubblico. E allora, le preferenze cambiano notevolmente:
vedi la storia Prima di quanto immaginassi del quarto numero, l'hanno
definita, esagerando, un piccolo capolavoro o anche qualche storia scritta ha
lasciato perplessi molti conoscenti che non si aspettavano che sapessi anche
scrivere, senza per forza avvalermi del disegno. Però, nel mio piccolo direi
che non mi posso lamentare, per il morale è pura energia.
Com'è il rapporto con i tuoi lettori?
Suppongo buono. Con alcuni ci scriviamo e-mail, con altri si è
passato persino ad un rapporto epistolare, con altri amici, credo, credo ci si
possa definire così... da parte mia, cerco di essere più gentile e disponibile
possibile, anche perché non penso di poter fare altro.
Quanto è dura per una autore/autrice esordiente navigare nel
mercato fumettistico?
Per questa risposta posso allacciarmi a ciò che scrivevo sopra. E
comunque, per me non è dura affatto. Sai, indipendentemente dal successo o
dalle pubblicazioni, che con il tempo ti rendi conto di quanto siano futili,
persino superflue, se non per far girare il proprio nome e lavoro
"prima", io ho scelto di voler disegnare. E anche se mi laureerò,
prima o poi, o addirittura farò la psicologa in un futuro, non smetterò mai,
mai, di avere speranza. Ho una vita davanti per poter sperare, ho una vita
davanti per poterci provare, disegnare è il mio unico modo per non entrare in
analisi, il mio unico sfogo. E poi, perché devo regalare soldi ad un collega?
Adesso stavo scherzando... intendo entrare in analisi. Comunque, io ho anche la
casa editrice che mi permette di partecipare a fiere e festival, quindi un po'
di "luce" ho la possibilità di averla.
La pubblicazione amatoriale è per te un ripiego, o il modo per fare quello
che vuoi senza limitazioni, in massima libertà?
La pubblicazione amatoriale per me non è un ripiego. Anzi, in
Francia c'è un vero e proprio sottobosco di produzioni simili, tanto che in
confronto le nostre autopubblicazioni, italiane intendo, sono decisamente
inferiori. Di qualità, di livello, di "creatività". Personalmente, lo
trovo, come scrivevo prima, l'unico modo per avere totale libertà su tutta la
linea. Piuttosto, meglio che non rammenti troppo le produzioni indipendenti
francesi... potrebbe venirmi un colpo, alcune sono talmente belle che nemmeno i
nostri, pochissimi, editori italiani riescono a fare. Ed ora che ci penso
(forse sto divagando, ma chi se ne frega?), se noti, l'unica che cerca, o per
lo meno tenta, anche come promozione di alcuni autori, di avvicinarsi alla
raffinatezza di prodotti è la Star Comics, comunque i Kappa boys. Non so se hai
mai preso in mano il loro volumetto di presentazione per le nuove uscite
annuali, mi pare, ma è spudoratamente sulla linea di tanti volumetti di
presentazione francesi. Tra l'altro, non penso nemmeno di aver rivolto delle
illazioni, anzi, tanto di cappello ai Kappa che cercano di inculcare nelle
teste dei lettori qualcosa di positivo. Più che altro, fanno una strana forma
di propaganda per quel che riguarda la qualità dei prodotti. E questo è bene,
molto bene.
Quali sono le difficoltà dell'autoprodursi e della distribuzione
"in piccolo", quanti e quali i costi maggiori?
Suppongo i soldi. Il mondo gira intorno a questo schifo di
pezzetti di carta colorata, portante tra l'altro di molti batteri...
sinceramente, per ora, posso tranquillamente permettermi l'autoproduzione, poi
sai, io ho sempre frequentato l'ambiente, non sono propriamente una
sconosciuta, quindi con la casa editrice ho avuto davvero buone possibilità,
anche semplicemente di far girare maggiormente i miei lavori. E poi, la
frequentazione assidua, i contatti con le persone dell'ambiente sono fattori
che per un'esordiente possono far comodo. Poi, sai, per chi è proprio nuovo,
penso che ci possa essere anche diffidenza. Io ho sempre avuto critiche
positive, che fossi brava in giro si è sempre saputo, o per lo meno, i miei
lavori sono sempre piaciuti. Probabilmente, per non essere ancora riuscita a
"sfondare" mi manca qualcosa, non so... o forse la mia non troppo
aria di persona facilmente vendibile, o di persona che non si "abbassa"
facilmente, infastidisce qualcuno. Io so solo che devo continuare per la mia
strada. Se si semina bene, i frutti, prima o poi, buoni e gustosi, vengono
raccolti.
Che consigli daresti a chi volesse seguire questo metodo di pubblicazione?
Direi di non abbattersi mai, mai. Anche perché credo sia una
filosofia di vita, indipendentemente dal fumetto. Lottare, lottare sempre. In
tutte le cose che si scelgono di fare. E soprattutto, rialzarsi sempre.
Nonostante le delusioni, le esperienze negative, i "no" o persino le
non risposte degli editori, magari afflitti, abbattuti, perché è umano, ma mai
sopraffatti, mai vinti. Bisogna essere determinati, e soprattutto, se si inizia
una cosa, anche se si tratta di intraprendere questa strada così ardua nei
meandri del fumetto, la si finisce, perché non si lasciano le cose a metà, mai.
E comunque, tentare, tentare sempre. Sì, suppongo che direi questo, anche con
meno cattiveria...
Hai progetti, idee per il futuro?
Un mare di progetti. Adesso, con la stagione al bar meno
stancante, ho ripreso a mettermi al tavolo da disegno. Se ce la faccio, cerco
di far uscire due o tre albetti per dicembre, storie lunghe perlopiù, non più
albetti facenti parte di serie. Anzi, una nuova serie "macchiato
caldo" sarà la prossima che farò uscire. Ma prima due storie lunghe (forse
suddivise in due albetti ciascuna) e uno di soli racconti ed illustrazioni.
Almeno questo nelle più rosee e felici previsioni.
Hai avuto contatti con editori professionisti, o stai comunque
cercando di trasformare il fumetto in un lavoro?
Quelli, a dire il vero, li ho avuti sempre o più o meno. Un'
editore della mia città vuole propormi qualcosa. Cioè, mi ha già proposto
qualcosa, ma se ne riparlerà a stagione al bar finita, in novembre quindi. E
poi, si parte sempre con l'idea di fare del fumetto un lavoro, ed io ho tentato
per qualche anno. Ma mi sono resa conto che, nel frattempo, è sempre meglio
lasciarsi e/o aprirsi altre strade, forse più "sicure". E allora, c'è
stato il bar e l'università. Anche perché ci si accorge che stare troppo dietro
ai propri sogni logora il cervello, fa uscire dalla realtà, e quando questa si
presenta con il conto, è salato, diamine se è salato.
Oltre che scrittice sarai anche lettrice, immagino: cosa ti piace leggere,
come fumetti e non solo?
Leggo pochissimi fumetti. mal sopporto i giapponesi, quelli
moderni chiaramente, perché quelli della mia infanzia sono ricordi piacevoli e
tra le tante cose brutte della vita, i ricordi piacevoli si cerca di tenerseli
dentro per sempre. E se li leggo, leggo Giardino, prevalentemente, gli
autori con la "a" maiuscola. Diversi francesi, Gibrat, Jacamon,
Dumontheil, qualche giapponese come Taniguchi e, per me,
l'intramontabile Adachi, qualche americano, ma sinceramente Clowes
(si scrive così? non me lo ricordo, comunque l'autore di Ghost World) mi
ha già stancato, piuttosto Tomine l'ho rivalutato, o meglio, non che io
possa permettermi di rivalutare cotanto autore (chi sono io per
permettermelo?che diritto ho?), però ero semplicemente diffidente. Poi l'ho
letto, e la diffidenza si è dissolta come niente. A dire il vero, come ho
scritto sopra, leggo tanti romanzi. tanta narrativa, tanti classici, tanta
letteratura. Adoro gli italiani dei primi del novecento, quel gusto così
realista. Giorgio Bassani lo reputo il migliore in assoluto. Poi, se inizio a
parlare di libri, non smetto più... quindi mi fermo subito.
Mi spieghi meglio questa tua risposta più sopra? "so che ultimamente
si cerca ovunque qualcuno da portare in auge, solo perché molti dell'ambiente
non sanno più da che parte voltarsi per vendere due copie in più, tanto da
riesumare persino me che sono più o meno dentro da otto anni."
Non traspare dalle tue parole un giudizio molto positivo
sull'ambiente fumettistico. Ci sono state esperienze o testimonianze che ti
hanno un po' scottata?
Scottata, nel vero senso della parola, no. Ma delusa, sì, questo
sì. Ma suppongo sia normale. Entrando in un ambiente nuovo, si scruta,
generalmente, ci si guarda in giro, e poi si può anche giudicare. A me è
capitato, per esempio, di far vedere i miei lavori, comunque promettenti e
spinta da giudizi positivi, appena uscita dalla "Scuola del fumetto"
di Milano a persone che fin da allora erano nonostante tutto degli sbocchi
notevolmente buoni per un'esordiente. Senonchè, l'essere presa quasi a pesci in
faccia mi ha disturbata parecchio. Ho lasciato perdere, ho ingoiato i miei
rospi, ho continuato per la mia strada fino ad oggi, per poi vedermi le stesse
persone che, non sapendo più chi pubblicare o proporre, in evidente crisi "creativa",
vedono solo adesso le mie qualità, anche per le buone recensioni dei miei
albetti, solo ora mi chiedono per quale motivo "esco" dall'ombra solo
adesso. Dunque... Un conto è denotare oggettivamente che il mio disegno non va
bene per un determinato mercato, e allora sono la prima che si tira indietro.
Ma essere presa in giro, no, questo proprio no. Ti giuro, ho cercato anche
attenuanti. Sai, appena uscita da un corso si hanno tutti i difetti del mondo,
lo stile ancora incerto, piccoli problemi di "forma" che, purtroppo,
e questo è innegabile, solo con tanta esperienza e varie pubblicazioni si
superano e si migliorano. Ma trattarti come se avessi vissuto dall'altra parte
del mondo e ritornare solo ora, per me è una presa in giro. Perché io sono rimasta
sempre qui, gli ambienti sono gli stessi, ci si incontra in tutti gli spazi ed
eventi che ci sono, anche perché sono sempre quelli, poche storie. Quindi,
queste persone non le considero nemmeno più tanto. Anzi, se posso, cerco anche
di pubblicare per loro, ma perché per quanto faccia la dura, in un modo o in un
altro, per qualcosa ci si "abbassa" sempre, ma io da una parte e loro
a debita distanza. Però, ti assicuro, che come in ogni altro mondo, anche in
questo, conoscenze e raccomandazioni fanno la parte del leone. Come dire, non è
proprio rose e fiori, anzi, non lo è mai stato. Motivo, ulteriore motivo in
più, per l'autoproduzione.
Altro particolare che non si può fare a meno di notare è una grande
fiducia nelle proprie qualità: credo che per un autore sia importante sia il
senso critico, sia la consapevolezza dei propri mezzi. Quali sono le critiche
che ti rivolgi, in cosa pensi di dover ancora lavorare?
Be', nel mio piccolo, credo di essere arrivata ad un buon punto.
Non ho un mercato così vasto da dovermi confrontare con i mostri sacri, qualora
io poi possa mai permettermi. Forse, la linea, il segno con il pennino, qualche
particolare, ma niente di enorme e non correggibile con il tempo e la pratica.
Forse un po' di dinamicità in più nelle tavole, se la sceneggiatura lo
richiede, e forse più "naturalezza" nelle pose. Ma per il resto, non
saprei proprio cos'altro trovarmi. In fondo, un disegno perfetto non lo sarà
mai, ma quando io mi alzo dalla sedia ed osservando la tavola mi sento leggera,
conscia di aver dato il meglio, allora va bene. So che il mio, cuore o talento
che sia, l'ho dato.
C'è qualcosa di cui ti piacerebbe parlare, ma che non ti ho chiesto?
Non ti ho mai parlato di Fabrice Neaud, che è un autore
francese, e del quale un giorno ti parlerò. Come al solito, adesso, devo
fuggire al lavoro.
Recensioni di Giovanni
Dall'Orto della fanzine autoprodotta
Hai mai notato la forma delle mele?, Milano, Studio Monkey, dal 2002 in
continuazione (Edito in proprio dall'autrice. Tavole di fumetti in b/n su carta
colorata) di Mabel Morri
“Fanzine fotocopiata ed autoprodotta, disordinatissimo ma
originale diario artistico d'una giovane fumettista.
Sono libricini poetico, introspettivi, malinconici, ma di forte
personalità. Nonostante la veste grafica dimessa (una fantine non è che del
materiale fotocopiato, in questo caso su carta colorata), uno dei migliori
prodotti italiani in questo campo.
L'autrice predilige momenti isolati, dettagli colti al volo e
fissati sulla carta, a volte senza neppure lo sviluppo d'una narrazione in
senso tradizionale. Le tematiche sono quelle care agli adolescenti, le
tematiche dell’amore vissuto anche in forma omosessuale, tra donne
specialmente.
I suoi racconti a fumetti, "22 e 37", "16
e 18" e "23 e 54" ruotano intorno all'incontro di una
ragazza con una ragazza in una libreria. Uno scambio di sguardi, una sensazione
di affinità, qualche parola scambiata... un innamoramento.
Che non verrà mai espresso. Nemmeno quando la ragazza verrà
reincontrata in un locale.
"Desiderare cose impossibili" è una
narrazione amorosa in poche immagini, una volta tanto con un finale positivo.
"Cielo di lucciole" è un racconto,
illustrato, su un innamoramento.
Completa l'albo "Essere se stessi gallery",
ghirigoro sul vestire alla moda.
Nel secondo, "Pezzi di vetro", due ragazze vanno
assieme a una festa. Una è silenziosamente innamorata dell'altra, ma non riesce
a esprimere direttamente il suo sentimento.
"Niente da capire", il racconto successivo, presenta i
pensieri della protagonista del precedente, che si prepara per un incontro con
la sua ragazza. Con la quale ha superato il suo precedente amore impossibile.
Completa l'opuscolo un lungo (metà delle pagine) racconto
illustrato, "Se è sì, è la tua risposta definitiva?",
sull'amore fra due ragazze.
Il primo racconto a fumetti, "Rumore", registra
l'incontro fra due ragazze in un locale, senza commenti.
Il secondo è una dichiarazione d'amore che mescola disegni, e
versi di una canzone di De Gregori.
Il terzo, "Sunday morning", presenta solo
immagini d'una ragazza che gioca al pallone e i versi d'una canzone.
"Prima di quanto immaginassi" è la storia di un
incontro fra due persone, visto dal punto di vista... delle loro scarpe.
"Non sembrano neanche i Pearl Jam" descrive
l'intimità e la complicità fra due donne. Tutto il racconto si regge su un
semplice sguardo, in silenzio, fra le due... ma è sufficiente.
Un libriccino poetico, introspettivo, forse un po' mesto e
lievemente depressivo, ma di forte personalità. Nonostante la veste grafica
dimessa, uno dei migliori prodotti italiani in questo campo.
Si trova inoltreun originale diario fatto con un collage
di scontrini di negozi, con poche note che lasciano intravedere la vita che sta
dietro a quel momento in quel bar, o a un acquisto.
Leggo Vite comuni, di Mabel Morri, pubblicato nella
collana Schizzo, per le edizioni del Centro del Fumetto "Andrea
Pazienza" di Cremona.
Mi colpiscono due cose. In primo luogo che le brevi storie
contenute nel volume sono tutte storie d'amore positive, quale più quale meno.
Sono storie senza conflitto, in cui il sentimento è una cosa che c'è e si
manifesta - e basta. E' bello che ci sia qualcuno che abbia voglia di
raccontare quello che normalmente troviamo banale - non perché l'amore sia
banale, ma perché normalmente troviamo banali le storie senza un qualche
conflitto.
In realtà, a ben guardare, i conflitti in queste brevi storie di
amore di Mabel Morri ci sono, ma sono così sottili e così interiori e così
risolti nella positività complessiva di quello che viene raccontato, da
apparire come la cosa meno importante.
La seconda cosa che mi colpisce è che queste brevi storie sono quasi senza
dialoghi, con un monologo interiore che accompagna la scansione delle immagini.
Eppure sono davvero storie a fumetti. O sono forse brevi prose poetiche a
fumetti sul tema dell'amore: forse è questo che sono davvero, il che spiega
come possano funzionare così bene con così pochi contrasti narrativi.
Un bell'esperimento, che si legge con piacere - e con il piacere
ulteriore del critico, che scopre una piccola significativa novità in questo
modo molto personale di fare fumetti.
Bella crisi, davvero. E mancano i numeri e lo so. E c'è la
recessione e pochi lettori e pochi soldi. E però a Lucca non si poteva mica
camminare, e la bolgia di Torino. E poi Napoli... vedi Napoli e poi muori. Lo deve aver pensato Mabel
Morri, brava autrice anche lei giovane che ti stampa i suoi fumetti su
carta colorata fucsia, ti ci da un nome sghembo tipo "Hai mai notato la
forma delle mele" e ti ci mette in copertina un piedino un po' storto, come fa una
mia amica che mi fa impazzire. Vedi Napoli e poi muori di felicità,
strapazzata premiata affettuosamente da Milo Manara e Vittorio
Giardino, a ricevere il "Premio Micheluzzi Nuove Strade 2004" Una
ragazza che si autoproduce e si autodistribuisce, chiedetelo a lei se sente la
crisi.
Mabel Morri è una giovane autrice italiana, talentuosa e molto
simpatica. Si aggirava per il Comicon con gli occhi iniettati di lucidissima e
travolgente follia ed una sciarpa da competizione. Ha vinto il premio
"Micheluzzi Nuove Strade 2004".
E' strano tornare qui, a casa, a Rimini, dopo ciò che è accaduto a
Napoli. E' persino difficile rievocare, ricordare... Sai, credo che alcuni
ricordi dovrebbero rimanere tali, indelebili nelle emozioni vissute,
inattacabili nell'oggettività dei fatti. In tutti questi anni, mai, ti giuro,
mai, mi sarei aspettata di trovarmi su un palco tra Manara e Giardino che
venivano fotografati con me, vincitrice di un premio... mi viene da dire,
strepitoso, ma anche, pensa un po'... e la prima cosa che ho pensato,
trovandomi tra quei due mostri sacri del fumetto, è stata che per quanto ci si
sforzi, pur attingendo dalla realtà le esperienze vissute quando si scrive, la
vita, così imprevedibile e per questo ancora più affascinante, è davvero
incontrollabile. Ci si ritrova imbelli, impotenti, davvero, di fronte a ciò
che la vita riesce ad essere in alcuni istanti, straordinaria, incredibile,
meravigliosa...
Napoli, l'esperienza partenopea, è stata illuminante. La città, fin da subito,
mi ha fatto ricordare la purezza, l'incontaminazione di ciò che è anche solo la
vita riminese che vivo quotidianamente, la bellezza delle piccole cose. Si può
dire qualsiasi cosa di Napoli e del sud, ma solo lì si "respira". si
respira ciò che si è perso. Le forti tradizioni, la forza della gente, la forza
della vita nonostante tutto. Sembra un mondo lontano dove c'è ancora
speranza...
E poi, lo spettacolo visivo della mostra, in quel castello, Castel S. Elmo, che
è spettacolare. Dalle sue mura si vede la baia, e la frenesia della vita
laggiù... è uno spettacolo per gli occhi e per il cuore... certo, c'era un po'
troppa umidità nel castello, ma tant'è...
E poi, ero in compagnia di Denis. Gran bravo ragazzo e, soprattutto, gran bravo
disegnatore. Conoscerlo è stato rivitalizzante. E' difficile, sai, vivere qui e
poi poter avere solo la possibilità di parlare con qualcuno che
"capisce". Qui sono tutti una manica di ignorantoni... e ad un
tratto, dopo non so quanto tempo che non mi ritrovavo a parlare di cosa
significa davvero vivere disegnando, ma anche solo vivere per il disegno,
incontro Denis, che sa, che capisce... eccezionale...
E poi, e poi, e poi... Se ripenso a Napoli, a ciò che ho vissuto, mi dico solo:
sono ricordi preziosi. E non saranno i momenti brutti, non sarà l'inevitabile
polvere sul cuore, non sarà niente e nessuno che potranno mai cancellare quelle
sensazioni. Ci sono stati. E rimarranno.
Credo di aver scritto tanto per quelle due righe che mi avevi
chiesto. Ma spero vada bene ugualmente.
Mabel Morri